lunedì 12 aprile 2010

Endless Night: Capitolo 3: Forks

Come vi avevamo promesso ecco l'immagine di Mary,vincitrice del concorso!!!
Come vi sembra??? Pubblicheremo presto tutte le immagini inviateci da voi!!!

3 - Forks

Come Alice aveva previsto superammo gli esami scolastici a pieni voti.Era il momento di partire per Forks, quasi non ci credevo. Guardai la grande casa che ci aveva ospitati lì nel New Hampshire osservandola nei minimi particolari, come se non lo avessi già fatto un milione di volte. Esme aveva cercato di renderla più somigliante possibile a quella che si trovava a Forks, nella quale saremmo tornati a breve. Solo l’idea mi faceva saltellare come Alice quando era contenta. Non vedevo l’ora di partire.
“Bella, dobbiamo andare” sentii Edward alle mie spalle, e quando mi girai per raggiungere il garage, lui mi prese tra le braccia e mi strinse forte al petto. Era di poco meno felice di me. Tornare nella nostra vecchia casetta era come un sogno.
“Ti amo” sussurrò al mio orecchio “spero non lo dimentichi mai”. Fece la faccia più dolce che io avessi mai visto in vita mia. Non risposi, ma lasciai trasparire dai miei occhi tutto quello che provavo in quell’istante, che non sto a sottolineare per non sembrare ripetitiva. Non riuscivo a staccare i miei occhi dai suoi. Erano come attratti da una calamita, la calamita della sua bellezza. In quel momento non desideravo nient’altro che lui. Passare ogni secondo della mia esistenza assieme ad Edward. Il pensiero di stargli lontana anche solo per un secondo mi faceva ancora molto ma molto male, nonostante non bruciasse così intensamente come quando ero un’umana. Adesso era tutto diverso, non c’era alcun motivo per cui dovessimo o potessimo dividerci, ero forte tanto quanto lui e niente avrebbe mai e poi mai potuto separarci.
“Uffa! Avrete un’eternità per stare appiccicati! Adesso dobbiamo partire!” strillò Alice. Dopo me ed Edward, era la più impaziente di rivedere Forks. Se avessimo raccontato a qualcuno questa cosa ci avrebbero riso in faccia. Effettivamente Forks non era mai stata una grande bellezza. Ma dipendeva sempre da quale occhio veniva vista. Non le rispondemmo. Le parole di Alice somigliavano più al ronzio di una mosca, sebbene il mio udito fosse finissimo. Ero troppo concentrata su altro.
“Mi sentite?” ci disse sventolandoci un braccio davanti. “No!!” avrei voluto risponderle, ma non trovavo le labbra. Ero completamente incantata. Non pensavo che cose simili potessero succedere anche ai vampiri. Poi sentii qualcosa che mi tirava per un braccio, con una forza tale che non poteva appartenere ad un essere umano. Non c’erano dubbi, però.
“Alice!” riuscii a dire. Edward fece un sorrisino ed entrò in auto.
“Bella, non vuoi partire? Non vuoi più rivedere Charlie?” mi provocò lei, per indurmi a starla a sentire. Mi fece trasalire.
“Charlie” sussurrai. Come sarebbe stato rivedere mio padre? Cosa avrebbe detto di me? All’improvviso mi venne paura di scoprirlo. Nonostante Alice mi tirasse ancora non riuscii a muovermi di un solo passo.
“Bella! Muoviti! O perderemo l’aereo!” mi urlò stizzita. Cercai di svegliarmi da quell’attacco di panico, e dissi: “Scusa, scusa” ad Alice, poi mi mossi tanto velocemente da tirarla con me dentro l’auto. Poi si mise al posto di guida. Edward, che fino ad adesso era preoccupato per me, adesso rideva.
“Ehi!” mi riprese lei, sedendosi al posto davanti. Sistemai per bene gli ultimi bagagli, che avevo dimenticato fuori, nel cofano della Volvo, poi mi risedetti accanto ad Edward. Emmett entrò nel garage assieme agli altri. Jasper si sedette accanto ad Alice nella macchina, e Nessie accanto a me. Edward gli rivolse uno sguardo molto preoccupato.
“Emmett, sei proprio sicuro?” gli chiese riluttante.
“Si fratello! Staremo attenti noi alla tua scatoletta!” disse Emmett dando una pacca sulla spalla di Edward. A lui quella definizione per la sua adorata macchina non piacque molto.
“Ti prego, non arrabbiarti se ti chiedo una cosa” cominciò Edward, riluttante.
“Certo che non mi arrabbio! Perché dovrei?” scherzò come sempre Emmett.
“Beh, potresti…” iniziò lentamente “… andare con Rose sulla BMW e far guidare Carlisle la Volvo?” sparò a raffica le ultime parole. Emmett fece una faccia di un bambino offeso. Dato che avremmo passato più o meno tutta l’estate a Forks avevamo bisogno di almeno due auto per muoverci indisturbati, e per muoverci tutti. Perciò Carlisle, Emmett, Esme, Jake e Rosalie ci avrebbero raggiunti in auto, mentre Tanya avrebbe corso fino all’aeroporto. Era praticamente impossibile che con la nostra vista avessimo un qualsiasi tipo di incidente, ma Emmett era abituato ai suoi enormi macchinoni e la Volvo di Edward aveva bisogno di maggior attenzione.
“Non ti fidi di me?” chiese Emmett a Edward quasi indignato.
“No, no. Cosa hai capito…” mentì. “… però…” non riusciva a trovare le parole giuste, ma suo fratello fu comprensivo.
“Va bene fratello, se preferisci che vada con Rose…” si arrese Emmett.
“Grazie Em” gli disse Edward mentre gli altri salivano sulla macchina affianco alla nostra.

Il viaggio in aereo fu quasi snervante. Non smettevo tamburellare con le dita sul bracciolo. Guardavo fissa il sedile di fronte a me, del quale non distinguevo neanche i contorni. Ero totalmente assente. Non sapevo precisamente a cosa pensavo, mi alternavo fra un problema e una paura. E una domanda. Troppe cose.
“Bella, calmati” sussurrò Edward al mio orecchio. Sembrava nuovamente preoccupato per me. Così gli estesi i miei pensieri in modo che capisse. Fece un sospiro ed io tornai illeggibile.
“Scusa” dissi poi, credendo di aver fatto un errore.
“Lo capisco, non devi scusarti”. Appoggiai la testa al suo petto e chiusi gli occhi (ovviamente non dormivo) e poi sentii la sua guancia sulla mia testa e subito dopo le sue labbra. Allora mi girai per baciarlo. Quello fu un momento speciale, tale che dimenticai il nervosismo e tutto il resto dei problemi. Non c’era proprio niente che Edward non fosse capace di fare, riusciva anche a farmi passare il malumore. Nessie era seduta proprio dietro di noi, assieme a Jake, Alice e Jasper erano davanti a noi e Tanya di fianco. Gli altri ci avrebbero raggiunti in auto. Chissà di cosa parlavano mia figlia e il suo “amico”. Ero troppo, troppo, forse esageratamente curiosa di sapere di cosa stessero parlando i due piccioncini. Mi stupii di me stessa e di ciò che pensavo. Cancellai immediatamente quella orrenda definizione che avevo dato a Nessie e Jacob come duo, ma per quanto ancora sarei stata capace di fare finta di niente? Prima o poi uno dei due si sarebbe dichiarato all’altro e tanti cari saluti alla mia bambina. Sarebbe diventata una… donna. E se lui le avesse chiesto di sposarlo? Sarebbero andati a vivere insieme? E cosa… cosa avrebbero… no. Meglio non deprimersi e godersi il viaggio, pensai. Adesso comprendevo perfettamente le preoccupazioni che ebbe mio padre, ma lui però aveva avuto qualche anno in più per farsene una ragione! Io invece vedevo crescere Nessie troppo in fretta per i miei gusti.
“Edward?” pensai. Lo vidi girarsi verso di me, così capii che mi stava ascoltando. Era bello poter comunicare così alle volte.
“So che non dovrei chiedertelo, che non è giusto né maturo ma… cosa stanno pensando Jake e Nessie?” pensai rapida. Lui sorrise, poi parlò.
“Mmm… in effetti stavo ascoltando Jacob, fino a poco fa. Sicuramente sta cercando di trattenersi dal pensare cose che potrebbero irritarmi” sussurrò. Queste “cose che potevano irritare Edward” non mi piacevano per niente anche se non le conoscevo.
“Quindi?” chiesi curiosa con la mente.
“Beh, stanno parlando di Charlie e di Forks. Jacob in questo momento sta pensando di portare presto Nessie a conoscere suo padre come… come…” si bloccò. Sentivo quanto sforzo gli costasse ammetterlo. Mi ricordavo ancora di quando fui io a portare Edward da mio padre per le presentazioni ufficiali, anche se era stato lui ad insistere.
“Come sua ragazza” riuscì a tirare fuori quelle tre parole. Sentii un ringhio che proveniva dal suo petto, ma probabilmente lo udii soltanto io, dato che avevo l’orecchio appoggiatovi sopra. Non mi piacque, però ero felice che condividesse le mie idee… probabilmente sbagliate.
“Nessie pensa ad una maniera con la quale potersi far notare da Jake” continuò Edward facendo finta di niente. Mi venne da ridere ma mi trattenni. Di ironia in quella situazione ce ne era parecchia.
“Ma Jacob l’ha già notata” constatai.
“Beh, lei non lo sa” mi ricordò. Ero io che me lo ero scordata. Ma non glielo avrei detto di certo, avrei solo anticipato quello che non volevo che accadesse.
“Ehi, Bella! Tra qualche minuto atterreremo!” mi disse Alice eccitata, girandosi. Fece scappare un sorriso a tutti, compreso Jasper.
“Davvero?”. Abituata fino a quel secondo a parlare con la mente, alzai un po’ troppo la voce, ed infatti parecchi dei passeggeri si girarono verso di me, stizziti.
“Si! Tra poco rivedremo Charlie!” mi rispose Alice sempre sussurrando, poi si girò nuovamente per chiacchierare con Jasper. Alice era molto affezionata a mio padre come lui era affezionato a lei. C’era da aspettarsela tanta emozione. Era come un’altra figlia per lui e per me come una sorella… e come sorelle litigavamo sempre. Continuamente mi rimproverava sui miei gusti in quanto alla moda, diceva sempre che con il colorito fin troppo pallido della nostra pelle indossare vestiti chiari e poco appariscenti non andava assolutamente bene, quando l’unica cosa che personalmente desideravo era passare inosservata, vestendo abiti dai colori chiari e assolutamente non sgargianti. Poco prima di partire avevo dato uno sguardo al mio nuovo guardaroba, regalo di compleanno. La maggior parte dei capi erano di colori pallidi, oltre un giubbotto in pelle nera. Mi aveva accontentata e non ci credevo. Pur di farmi indossare vestiti alla moda Alice si sarebbe inventata di tutto. Vidi Edward fare una smorfia e sussurrare.
“Alice? Carlisle…” disse, ma fu interrotto.
“Tranquillo, Edward. La macchina è ancora intera, neanche un graffio” lo rassicurò. Lui fece un segno di assenso.

Quando fummo a terra finalmente potei dare un’occhiata a Nessie. In aereo avevo sentito l’irrefrenabile voglia di voltarmi e controllare cosa stessero facendo, ma solamente il fatto di aver origliato i loro pensieri grazie ad Edward mi faceva sentire particolarmente in colpa, perciò non avevo osato. Lei e Jake si tenevano mano nella mano in attesa di ritirare i bagagli, ed ad un qualsiasi occhio superficiale sarebbero apparsi come una coppia. Non pensavo di avere un’aria infuriata, ma Edward cercò di tranquillizzarmi più e più volte senza successo. “Ti sarebbe potuta andare peggio, Bella” pensavo “Jake è un bravo ragazzo. Si prenderà cura di lei, puoi starne certa”. Ma non riuscivo a farmene una ragione.
“Mamma? Tutto bene?” mi chiese per l’ennesima volta Renesmee. Era evidentemente preoccupata, così cercai di darmi un contegno. Smisi di picchiettare con il piede per terra, per fare un esempio.
“Si tesoro. È solo che sembra che le valigie non arrivino mai e… non vedo l’ora di vedere Charlie” mentii in parte.
“Ti capisco mamma, anche a me manca molto. E poi quando è stata l’ultima volta che abbiamo visto Phil e Renée?” fece una domanda alla quale conosceva già la risposta.
“Già” mi limitai a dire. Non ero molto interessata all’argomento. Ripresi a dare sintomi di nervosismo. Dovevo calmarmi, oppure cosa avrei fatto quando si fossero messi insieme? Avrei ucciso Jake, prospettiva alquanto rosea, ma sbagliata. Dovevo fare la persona matura e permettere a mia figlia di scegliere l’uomo più adatto a lei, come aveva permesso a me Renée, nonostante il mio fidanzato fosse un vampiro, ma di questo lei non sapeva niente e niente avrebbe mai dovuto saperne. Poi l’argomento mi interessò un po’ di più. Chissà cosa avrebbe pensato mia madre di me? Avrebbe avuto paura? Lei non era come Charlie, non era così forte da sostenere quel segreto, non era così forte da sostenere alcun segreto, del resto non ne aveva mai avuto bisogno in pratica. Come avrei fatto? E cosa mi avrebbe chiesto, trovandomi esattamente uguale al natale di sei anni prima, quando eravamo andati via da Forks? Quale sarebbe stata la mia scusa, quando mi avrebbe rimproverato (e l’avrebbe fatto) di non passare nemmeno una settimana all’anno a Jacksonville? In questo caso cosa mi sarei inventata? Troppi problemi affollavano la mia testa e nonostante il mio cervello fosse molto più veloce e spazioso di quello umano, non riuscivo a rispondere neanche ad una sola fra tutte le domande che mi ero posta. Troppe.

“A che pensavi?” mi chiese Edward mentre camminavamo fuori dall’aeroporto, poi mi cinse la vita con un braccio ed io mi appoggiai al suo petto.
“A quanti problemi si sono creati vendendo qui, e al fatto che avevi ragione. Sarebbe stato più saggio pagare un biglietto aereo a Charlie, Renée e Phil” ammisi il mio errore. Edward fece finta di non capire, per spingermi a sfogarmi.
“E quali sarebbero questi problemi?” domandò. Mi arresi e cominciai a esporre.
“Tanto per cominciare come spiegheremo a Renée il motivo per cui non la possiamo andare a trovare di tanto in tanto?” chiesi con aria di sfida. Non seppe cosa dirmi.
“Mmm… beh, questo è un bel problema” cominciò, lentamente. Come faceva ad essere così calmo?!
“Al quale non c’è soluzione!” gridai prima che lui fu capace di dire niente. Sentivo la mia testa scoppiare per la preoccupazione, ma lui sembrava perfettamente a suo agio. Conoscevo bene Edward e credevo di saper riconoscere quando qualcosa non andava e lui era preoccupato, ma non c’era il minimo segno di inquietudine nei suoi occhi in quel momento. Aveva una soluzione davvero?
“Non essere così catastrofica, Bella. Qualcosa mi verrà in mente” mi rassicurò, o almeno ci provò. Sperai vivamente che lui avesse ragione.

Come previsto trovammo Emmett, Rose, Carlisle, Tanya ed Esme nel parcheggio dell’aeroporto, assieme a due macchine: la Volvo di Edward e la BMW di Rosalie.
“Io di nuovo fra i due armadi non ci sto!” scherzai. Dovevo cercare di non farmi abbattere dal malumore,tra poco avrei visto mamma e papà,ai problemi avrei pensato dopo.
“Ok. Allora vorrà dire che Alice verrà con voi e Carlisle” annunciò Nessie con un sorriso fiero della sua organizzazione.
“Ma se Alice viene con noi con chi andrai…” mi bloccai perché trovai subito la risposta. Jacob sarebbe andato con Nessie. Cercai di guardare il lato positivo, come mi avevano insegnato da bambina, ma non riuscivo proprio a trovarne nessuno. Probabilmente perché non volevo trovarne.
“Beh, Alice è piuttosto piccola. Dovrei farcela a respirare” dissi poi, per sviare l’argomento. Gli altri si distrassero, ma io continuai a fissare le mani intrecciate di Jake e Renesmee. Poi una voce distrasse anche me.
“Ehm, scusate” era Tanya “Ma se la matematica non è un’opinione non credo ci sia abbastanza spazio per un altro passeggero in nessuna delle macchine che abbiamo a disposizione” disse ridendo. Probabilmente non le interessava. Ma Esme si sentì ugualmente mortificata.
“Oh, Tanya! Devi scusarmi per la mia assoluta mancanza di attenzione nei tuoi confronti, magari…” cercò una soluzione.
“Va bene così, Esme. Farò una corsa fino a casa. E poi credo che sia più opportuno lasciarvi da soli con il padre di Bella” disse, cercando di rassicurarla. Gli occhi di Esme ringraziavano. Mentre passava per andarsi ad accomodare in macchina, Nessie mi sfiorò il braccio con la mano, mostrandomi quanto mi fosse grata di essere tornata a Forks. Sapeva che ero felice anche io? Ormai era molto raro che utilizzasse il suo potere per esprimersi, ma capitava che non volesse far sapere a nessuno, eccetto Edward, qualcosa di personale, e decidesse di dirlo così. Quanto mi piaceva.

Alice in macchina non la smetteva più di parlare, come sempre d’altronde. Cominciai a chiedermi se esistesse sul serio un tasto per spegnerla. No, probabilmente no, continuavo a ripetermi mentre Edward rideva.
“… e non vedo Charlie da così tanto tempo, mi manca moltissimo. Forse tanto quanto manca a te, Bella. Trovi? Lo adoro! Appena lo vedremo penso gli salterò addosso, certo, ci andrò piano. Non vorrei che la mia euforia lo uccidesse! Si, gli correrò incontro e poi…” stavo impazzendo, a furia di starla ad ascoltare.
“Alice, tesoro. Perché non gli corri incontro adesso?” chiese Jasper. Il suo tono di voce non sembrava scocciato o impaziente come probabilmente sarebbe stato il mio, ma del resto era proprio per questo che amava Alice. Aveva portato un raggio di luce nella sua vita buia. Non poteva trattarla male, nemmeno per un secondo. Gli era troppo grato.
“Adesso? Siamo già arrivati?” chiese Alice, o meglio, esclamò tanto che la sentì tutto il vicinato.
“Alice! Mi sorprendo di te!” le dissi, ironica, cercando di non apparire scocciata.
“Perché?” lei sembrava piuttosto confusa. Non faceva mai così, doveva essere proprio su di giri.
“Per caso cominci a perdere colpi? Pensavo sapessi sempre tutto” la derisi. Il buonumore mi era tornato. Fece una smorfia infantile.
“Oh, beh. Non ero semplicemente attenta” si giustificò. Non aveva proprio capito la mia battuta. Da quel che riuscii a capire, si era di nuovo offesa. Guardai Edward con aria interrogativa, e lui mi sorrise. Magari non era poi così offesa, faceva spesso così. Mi girai per accettarmene, ed Alice, che mi aveva preso in giro fin ora, mi fece una linguaccia da bambina, ma poi sfoderò il suo sorriso da folletto. Nel giro di qualche secondo realizzai che eravamo di fronte a casa di Charlie. La nostra velocità non aveva mai finito di stupirmi. L’auto della polizia era posteggiata come al solito nel vialetto, e quella di Phil, la riconobbi, vicino al marciapiede. Mi sentii invadere dal nervosismo come poco prima all’aeroporto, se non peggio. Cosa gli avrei raccontato? Nessie sembrava un po’ troppo grande per avere solo quattordici anni, come sarebbe stato logico che avesse. Ma il problema maggiore non sarebbe stato di certo Charlie. A lui bastava che non dicessimo niente, che ci attenessimo a raccontare la sceneggiata che utilizzavamo con il resto della gente, nonostante sapesse perfettamente che fossero solo bugie. Lui non era il tipo di persona curiosa di sapere. Con Renée sarebbe stato tutto un altro paio di maniche. A lei non sfuggiva mai un dettaglio e questo mi faceva parecchio paura. Avrebbe detto… cosa? Improvvisamente mi sentii avvolgere da un perfetto senso di calma.
“Bella… sta tranquilla” disse Jasper non appena fummo scesi dall’auto “Andrà tutto bene. Ci tengo a ricordarti che l’ultima volta che siete andati a far visita a tua madre, avevate specificato che Nessie avesse già otto anni, quanti anni sono passati?” mi chiese convinto di avere ragione.
“Mmm … sei” risposi dopo averci pensato.
“Perfetto. Diremo che sembra semplicemente più grande della sua età. Che ha preso dalla madre” disse. Jasper mi strizzò l’occhio. In effetti il suo ragionamento non faceva una piega, ma mia madre se la sarebbe bevuta? Avevo i miei dubbi. Sentii le braccia di Edward stringermi la vita, poi avvicinò le labbra al mio orecchio.
“Non vuoi più entrare?” sussurrò con voce più dolce del miele.
“Si, andiamo. Mi aiuterai?” domandai. Non rispose ma era chiara la risposta. Ci avviamo verso la porta, ma non facemmo in tempo ad entrare che Renée mi corse incontro stringendomi le braccia al collo. Evidentemente Edward aveva già visto tutto precedentemente tra i pensieri di Alice, dato che poco prima che Renée mi stritolasse, si spostò alla mia destra tenendomi solamente per mano. Non avevo notato che mamma tremasse. Beh, in fin dei conti era normale, toccando la mia pelle, ma non avevo il coraggio di spostarla neanche di un millimetro, nonostante lo volessi fare soltanto per non farla morire di freddo.
“Bella! Oh, Bella! Bella, piccola mia!! Non puoi capire quanto tu mi sia mancata! Non sei venuta a Jacksonville neanche una volta, in… beh, troppi anni. E poi mi dai dell’irresponsabile! Come pensi mi sia sentita in tutto questo tempo? Di certo non bene. Mi chiami così poche volte! Phil molto spesso è fuori e sto tutta sola in quella casa enorme. Neanche i corsi di aerobica che ho fatto mi hanno tenuta occupata! Davvero, tu non sai…” sparò a raffica le parole. Se non fossi stata una vampira probabilmente non avrei capito nulla. Forse era il caso di fermarla. Sembrava che non respirasse nemmeno. La spostai per guardarla negli occhi… e per evitare che tremasse ancora.
“Mamma, calmati! Posso almeno entrare?” domandai. Quanto avrei voluto piangere, ma non potevo. Mia madre si, invece, ed aveva appena colto l’occasione. Sentivo l’ irrefrenabile desiderio di piangere a dirotto mentre guardavo quei grandi occhi blu da bambina che mi erano mancati talmente tanto in questi sei anni…
“Scusami Bella, ma…” speravo non facesse domande su di me. Ma poi di concentrò su Renesmee.
“… oh, Nessie! Piccola… ehm, quanti anni hai?” chiese sbalordita. Ecco, lo sapevo. L’aveva notato, ed adesso chi la fermava più?? Ma lei fu pronta.
“Quattordici, nonna”. Come faceva a mentire così? Quanto la invidiavo. Se ci fossi riuscita anche io avrei dato molti meno problemi a tutta la mia famiglia.
“Sicura?” chiese Renée ancora dubbiosa.
“Beh, se non lo so io…” disse Nessie per sdrammatizzare. Mi a madre rise.
“Si, hai ragione. Che sciocca che sono!” poi si voltò “Edward! Oh, mio Dio! Non ricordavo fossi così affascinante!” esclamò. Concordavo con lei, anche per me Edward era ogni giorno più bello. Edward le sorrise di cuore, anche se sapevo che non amava neanche lui ricevere complimenti.
“Alice, Jasper, Emmett, Rosalie, Carlisle… Esme! Quanto mi sei mancata!” le corse incontro. Esme e Renée erano molto amiche… organizzavano ogni cosa assieme prima che andassimo via da Forks.
“Oh, anche tu Renée! Sono molto felice di rivederti” disse con sincerità Esme. Poi mia madre aggrottò la fronte.
“Esme, dimmi una cosa. Cosa usi per le rughe? Sembri una bambola di porcellana! La tua pelle è così bella! Devi assolutamente aiutarmi!” le prese il braccio e la trascinò dentro. Noi tutti ridemmo per l’ironia involontaria di mia madre. Vidi mio padre, invece, sulla soglia di casa, con le spalle appoggiate alla porta, scostarsi per lasciarle passare. Non appena si accorse che lo stavo fissando, si aprì in un sorriso davvero autentico. Quanto mi era mancato! La mia vita era assolutamente perfetta, se non fosse stato per un piccolo particolare. Era vietato far visita ai miei genitori, troppo pericoloso. Non condividevo per niente questa cosa, e non potete immaginare quanto fossi felice in quel momento.
“Ehi, Bells! Non vieni ad abbracciare il tuo vecchio?” mi disse, scherzoso. Mi venne incontro, abbracciandomi vigorosamente, ma fu come suo solito goffo. Avevo quasi dimenticato quella casetta e la vita mia e di mio padre lì dentro.
“Papà, non sai quanto mi sei mancato!” e lo strinsi ancora più forte. Ancora abbracciata a Charlie, avvertii un leggero movimento dentro casa, ma non si trattava di mia madre ed Esme. Ne rimasi stupita.
“Papà, dov’è Phil?” domandai, liberandomi dalla sua stretta con destrezza.
“Al supermercato” rispose noncurante.
“Ma la macchina è qui” contestai.
“Bella, non ricordi come a Forks sia tutto estremamente vicino?” mi rammentò mio padre.
“Giusto. Quindi, se Phil è fuori… dentro deve esserci Sue” dissi, convinta.
“No. In questo momento è da Billy” disse Charlie “Dentro c’è… Leah” mi disse, aspettandosi che la mia reazione fu un semi-ringhio. Leah. Mi aveva sempre odiato e non osavo nemmeno sperare che con il tempo il suo giudizio nei miei confronti fosse minimamente cambiato. Inoltre, i nostri genitori convivevano, il che voleva dire che l’avrei vista spesso, molto spesso, durante la nostra permanenza lì. Charlie cercò di ignorare la mia reazione, ed andò da mio marito.
“Edward! Da quanto tempo! Ti mantieni in forma, eh?” lo derise. Da quando mi ero sposata, mio padre aveva potuto constatare quanto fossi felice insieme ad Edward, perciò il suo risentimento nei suoi confronti era del tutto sparito. Mi ricomposi.
“Anche tu Charlie, sembri ancora un ragazzino!” si complimentò lui, e mio padre raccolse il complimento.
“Eh, lo so, modestamente... Lavoro tanto e vado a pesca spesso. Mi tengo ben occupato” spiegò. Poi finì il giro di saluti.
“Ehi Jake! Non saluti?” gli disse. Jacob sorrise e gli si avvicinò.
“Charlie! Come stai? Hai sentito mio padre di recente? Io è da un po’ che non lo sento” chiese.
“Tutto bene, vado a trovarlo quasi tutti i giorni. Così posso portargli qualcosa di decente da mangiare” rise mio padre. Quei due erano fatti per essere amici.

Entrammo in casa, trasportando le enormi valigie preparate da Alice.
“Bella, sicura di farcela?” mi chiese Charlie, stupito di tale forza. Risi fra me e me della sua battuta involontaria.
“Credo di sì, papà. Nessie… saliamo un attimo al piano di sopra?” le chiesi poi per sviare l’argomento. Lei mi guardò con una sguardo d’intesa.
“D’accordo”. Posammo le valigie in salotto. Salii le scale lentamente, con passo pesante. O, almeno, cercai di salire le scale con passo pesante. Ero emozionatissima all’idea di rivedere la mia vecchia camera. Molto tempo prima l’avevo odiata con tutte le mie forze, come avevo odiato quella città, ma il quel momento era come se stessi ritornando ad esplorare il luogo in cui avevo vissuto in una vita passata, in effetti era proprio così. La vita più bella che avessi passato. Aprii la porta con calma, cercando di preservare la sorpresa fino al momento in cui avrei rivisto la mia camera. Quando finalmente spalancai la porta rimasi sbalordita, come se avessi visto una montagna d’oro. Tutto era uguale ad allora. Le tende, la disposizione dei mobili, un po’ di quel disordine che mi contraddistingueva. Mio padre non aveva ordinato niente, l’aveva lasciata così come io l’avevo abbandonata. Era come se fossi uscita per andare a scuola e fossi ritornata poche ore dopo, come non molto tempo prima. Entrai e mi avvicinai al letto con le stesse lenzuola di quando avevo 17 anni. Sapevo che tornando a Forks sarei stata felicissima, ma quello che non mi aspettavo era il ritorno di dolci ricordi sepolti da qualche parte nella mia memoria da umana. Era la MIA camera! Quella in cui avevo trascorso i miei primi giorni da neonata, quella in cui era davvero iniziata la mia nuova vita dopo aver conosciuto Edward, quella che ora sembrava non avessi mai abbandonato. Pensai al primo giorno in cui mi trasferii a Forks, dodici anni prima. Odiavo quella camera con tutte le mie forze. Odiavo Forks con tutte le mie forze. Odiavo tutto, la ragione per cui ero lì, tutto. Non facevo altro che trovare insignificanti dettagli dei quali mi potessi lamentare. Il computer troppo lento, i quasi inesistenti giorni di sole, il freddo, la neve che si scioglieva nelle calze, la pioggia persistente, il muschio che sembrava ricoprire ogni cosa, un ragazzo al quale non avevo neanche rivolto la parola e che già mi odiava. Perfino questo. A quel pensiero risi per come la situazione si fosse alterata. Quel ragazzo adesso era mio marito, anche se quella definizione non gli calzava proprio a pennello.
Ero completamente persa nei miei ricordi da diciassettenne, quando vidi Nessie esitare sulla porta. Le feci cenno di entrare, per non interrompere col suono della mia voce l’atmosfera che si era creata nella stanza. Nessie si avvicinò al comò, identico al suo nella nuova casa. Cominciò ad osservarlo con molta attenzione. Il portagioie di mia nonna, la mia collezione di libri tascabili ultra consumata, i miei bracciali. Poi si fermò. Inizialmente non ne capii il motivo. La vidi prendere in mano una foto. Nessie me la porse, con gli occhi lucidi. La presi e vidi me ed Edward, abbracciati, a scuola. L’avevo scattata con la fotocamera regalatami da mia madre, all’ultimo anno di liceo. Non feci in tempo ad osservarne ogni particolare come avrei voluto. Sentii suonare la porta. Scesi al piano di sotto.
Come fosse un gesto abituale, andai ad aprire. Non lo avessi mai fatto.

21 commenti:

  1. valentina_cullen12 aprile 2010 17:46

    Ovviamente ...... BELLISSIMOOOOO !!!! Non c'erano dubbi, d'altronde siete veramente delle bravissime scrittrici ...
    cmq non sapevo che aveste già scelto la vincitrice per l'immagine .... carina !
    Grazie ancora per aver pubblicato il terzo capitolo di Endless Night

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  2. E poi k succede? forza nn può rimanere in sospeso così...dai .. dai. xfavore voglio sapere k succede. Chi c'è alla porta? Xk bella nn avrebbe dovuto aprire?
    qst capitolo è semplicemente straordinario, nn trovo le parole per descriverlo, nn ci sono parole per poter dire quanto è bello. Xfavore diteci quando pubblicherete il prossimo

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  3. Miriam & Ale12 aprile 2010 18:19

    Stupendo come anche il primo e il secondo daltronde!!!!
    Non vorrei sembrare pressante maaa....a quando il quarto capitolo????
    Grazie

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  4. GRAZIE GRAZIE GRAZIE GRAZIE GRAZIE GRAZIE...BELLISSIMOOOOOOOOOOO!!!! come il primo e secondo...concordo con gli altri commenti: a quando il quarto capitolo??? c'è troppa suspance ^^ voglio sapere che succede dopooooo!!!!

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  5. XD...grazie a tutte per i meravigliosi complimenti!!!il prossimo spero di pubblicarlo lunedì...devo ancora parlarne con Vic...eh...la suspance ci vuole x animare la storia...ma ancora non avete visto niente!!!
    Vi anticipo solamente l'arrivo di un nuovo personaggio importante nella storia...XD
    Un mucchio di baci a tutte!!!GRAZIE!!!
    Bella (ammin)

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  6. valentina_cullen12 aprile 2010 20:06

    eh no non puoi lasciarci così ... alla porta c'è qualche vecchio amico o amica di Bella ? qualche vampiro ? quanti capitoli pensate di fare in tutto ? Quindi il 4 è sicuro lunedì o ci fate aspettare di nuovo due settimane con l'ansia e l'emozione di sapere come va avanti ?
    please ....

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  7. Grazie mille per aver pubblicato il terzo capitolo... E' ovviamente stupendo, come gli altri due del resto... :) Non vedo l'ora che pubblichiate il quarto perchè ora sono sulle spine... Allora tra quanto pensate di pubblicarlo??? Scusate ma non vedo l'ora di leggerlo :P

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  8. Spero ke dato il ritardo nel pubblicare il terzo capitolo, non ci facciate aspettare fino a lunedì per il quarto!!!! :) Vi prego anticipate la pubblicazione del prossimo capitolo!!!!! Non vedo l'ora di leggerlo..... :)

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  9. Gretina Cullen12 aprile 2010 20:44

    Eddai uff!
    Voglio sapere chi c'è alla portaaaa!
    Noooo.. una settimana x sapere chi c'è alla porta?? Non potete farmi questooo!7
    SONO LA MASCOTTE iO! :)
    Comunque bellissimo davvero xP
    BACiONi

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  10. Forza ragazze, io aspetto fino alunedì, ma nn potete lasciarci così. io voglio sapere ki c'è alla porta e perchè bella nn avrebbe dovuto aprire. se nn doveva aprire significa che c'è qualcuno k nn vuole vedere. un piccolo indizio per capire ki è?

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  11. Complimenti ragazze. Veramente molto carino e ben scritto.
    S.

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  12. Stupendo..mi sn semplicemente innamorata di qst storia siete davvero bravissime!!!! Aspetto cn ansia il 4 capitolo....Morsetti!!

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  13. GRAZIEEEEEEEEEEEEEEEE
    SIETE ME.RA.VI.GLIO.SE!!!!!!!!!!
    NON CI ASPETTAVAMO TANTO SUCCESSO!!!!!

    purtroppo non possiamo dirvi chi c'è alla porta, ma non immaginate nulla di esagerato... XD
    mi sono già messa all'opera con il quarto capitolo, ma evito di darvi una data precisa per poi infrangere di nuovo la promessa.

    CMQ, AL PIù PRESTO AVRETE IL PROSSIMO!!!

    Vic (ammin.)

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  14. Ragazze è stupendo come sempre, e quel filo di suspense ci calza a pennello!!! Ankora complimenti!!
    MOrsetti a tutte!

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  15. mamma mia...grazie a tutte!!!siete stupende...forse anke un po' troppo buone XD..
    GRAZIE!!!!
    Baci
    Bella (ammin)

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  16. I complimenti ve li meritate davvero tutti! Continuate così.
    Bacio
    S.

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  17. ok... alora se nn mi date l'indizio mi toccherà aspettare. ancora complimenti

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  18. wow è davvero stupendo...mi sto appassionando sempre di più e questo vuol dire ke nn vedo l'ora di leggere gli altri capitoli!! morsetti a tutte

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  19. Davverooo eccezzionaleeeeeeeeee.... ogni giorno passavo di qui x vedere se aveste già pubblicato il 3 capitolo... cmq davvero trp braveeeee e complimenti anche x l'immagine... è trpp carina....cmq nn vedo l'ora di poter leggere il prox capitolo... questo mi ha lasciato "in 13" ahahahhahah... baciii

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  20. grazie a tutte!!! poki girni e avrete il prossimo!!

    Vic (ammin.)

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  21. nn ci posso cRedeReeee L'avete scRitto voi?? coRReggetemi se sbagLio! leggendolo mi sembRava cHe l'avesse scRitto stephenie!!! siete dei geni speRiamo cHe scRiviate tnt aLtRi capitoLi
    baci miss twiLigHtina

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